Colombo a Cogoleto: cosa dicono davvero le fonti
Casa di via Rati, lapide del 1650, atlante di Mercatore del 1638 — e perché la maggior parte degli storici pensa ancora che Cristoforo Colombo sia nato a Genova.
Premessa onesta: se chiedi in giro a Cogoleto dove sia nato Cristoforo Colombo, ti rispondono in via Rati. Se apri un manuale di storia moderna, ti dicono Genova. Entrambe le cose sono vere nel senso in cui sono di solito vere le cose. Una è documentata da cinque secoli di carte, lapidi e affreschi conservati in paese; l’altra è la posizione prevalente nella storiografia accademica dall’Ottocento in poi. Questo articolo prova a mettere insieme le due versioni senza nascondere niente.
Non c’è niente da vendere. La casa la trovi ancora dove è sempre stata, in mezzo al caruggio. Decidi tu.
Casa di via Rati 64
Di edifici “natali di Colombo” in Italia se ne contano parecchi. Quello cogoletese ha però una caratteristica che pochi altri possono vantare: è documentato come abitazione della famiglia Colombo da atti notarili anteriori alle Indie. Sta in piena contrada del Caroggio, il vicolo storico del paese, ribattezzato per un periodo via Cristoforo Colombo e oggi via Rati. L’indirizzo civico è il numero 64.
Da fuori è una casa qualunque del centro: due-tre piani addossati agli altri edifici, intonaco invecchiato, finestre piccole. Sulla facciata c’è ancora, sbiadito ma leggibile, un affresco con stemma, ritratto e un’iscrizione poetica del Seicento, sopra a un secondo testo in latino di epoca successiva. L’interno è privato e abitato: non si visita. È un dettaglio che disorienta i visitatori americani in particolare, abituati a una certa idea di “casa-museo”.
I documenti
Il dossier locale poggia essenzialmente su quattro pezzi.
1. Il testamento di Domenico Colombo (1449), copia notarile del 1586. L’originale è andato perduto. Quello che si conserva è una copia autenticata, redatta nel 1586 dal notaio Antonio Chiodo di Varazze, con sette testimoni non familiari, in cui Domenico — il padre del navigatore secondo la versione cogoletese — disponeva dei propri beni e indicava la casa di famiglia nel caruggio. L’esistenza della copia, e non dell’originale, è uno degli appigli usati da chi contesta la pista cogoletese: la copia è cinquecentesca, non quattrocentesca.
2. La procura del 1482 di Bartolomeo Colombo. Più interessante perché più contemporanea ai fatti. Il 5 settembre 1482 Bartolomeo Colombo, fratello di Cristoforo, sottoscrive davanti al notaio Conreno Verdino di Varazze una procura, eseguita “nella casa di abitazione” in Cogoleto. L’atto dichiara esplicitamente che Domenico è defunto e che Cristoforo è assente in Spagna. È un dato curioso: nel 1482 Colombo non aveva ancora scoperto niente, eppure suo fratello firma carte da Cogoleto come da casa propria.
3. L’affresco del 1650. Nel 1650 un parroco di nome Antonio Colombo, che si dichiara discendente della famiglia, fa decorare la facciata. Commissiona un ritratto del navigatore e un’iscrizione in versi italiani: otto righe con metafora dell’Arca di Noè e della Colomba, gioco di parole sul cognome, che apre così:
Con generoso ardir dall’Arca all’onde Ubbidiente il vol Colomba prende…
L’iscrizione si chiude con la datazione “Li 2 dicembre 1650. Prete Antonio Colombo”. Più tardi, nell’Ottocento, il filologo Faustino Gagliuffi vi aggiunge un distico latino, “Hospes siste gradum: fuit hic lux prima Columbi / Orbe viro majori; Heu! Nimis arcta Domus”, che invita il viaggiatore a fermarsi davanti alla “prima luce” del navigatore. La facciata viene poi restaurata nel 1872 dal comune (i pellegrini in cerca di reliquia stavano grattando via i muri) e di nuovo nel 1952, questa volta con fondi raccolti dai cogoletesi emigrati nelle Americhe, che fanno rinfrescare ritratto e iscrizioni ormai illeggibili.
4. L’atlante di Mercatore del 1638. Nell’edizione amsterdamese del Mercator-Hondius Atlas, uno dei più diffusi atlanti europei del Seicento, Cogoleto compare sulla costa ligure con la dicitura latina “Coguretto Christophori Columbi patria”: “Cogoleto, patria di Cristoforo Colombo”. È una fonte non locale, redatta in Olanda, e per gli storici cogoletesi vale come prova che a metà Seicento la tradizione era riconosciuta ben oltre i confini del paese.
Letti tutti insieme, questi documenti raccontano una cosa precisa: a Cogoleto, almeno dal Cinquecento, si dava per scontato che lì fosse nato il navigatore. Non è prova diretta della nascita; è prova solida di una tradizione molto più antica delle polemiche ottocentesche.
L’ipotesi dell’omonimia
L’obiezione standard alla pista cogoletese è secca: gli archivi genovesi conservano una serie di atti notarili che ricostruiscono con buona precisione l’albero genealogico di un Cristoforo Colombo nato a Genova intorno al 1451, figlio di Domenico Colombo e Susanna Fontanarossa, di mestiere lanaiolo. Su questo materiale, scoperto e pubblicato tra Otto e Novecento, si fonda il consenso accademico maggioritario.
Come si tengono insieme le due versioni? L’ipotesi più frequentemente avanzata è quella dell’omonimia: nello stesso periodo in Liguria sarebbero esistiti due Cristoforo Colombo, entrambi figli di un Domenico. Uno genovese (figlio di Susanna Fontanarossa), uno cogoletese (figlio di una Maria Giusti di Lerca, nato attorno al 1436). I documenti cogoletesi parlerebbero del secondo, quelli genovesi del primo. La sovrapposizione dei nomi avrebbe poi alimentato la confusione per secoli.
L’omonimia è un’ipotesi, non un fatto. Spiega bene perché Bartolomeo possa firmare a Cogoleto nel 1482 senza contraddire gli archivi genovesi, ma resta una ricostruzione costruita per conciliare due dossier indipendenti. Chi la rifiuta sostiene che la tradizione cogoletese sia semplicemente più antica e indipendente di quella genovese, che sia stata oscurata dalla forza politica di Genova, e che il fascicolo notarile genovese identifichi qualcun altro. Chi la accetta riconosce che a Cogoleto c’era effettivamente un Cristoforo Colombo, solo che non era il Cristoforo Colombo.
Nella manualistica scolastica italiana, comunque, vince Genova. Nei testi dedicati alla microstoria ligure, l’omonimia è discussa con serietà. Non è un dibattito risolto.
Il busto di Piazza Giusti e gli emigranti
Una cosa che colpisce, della memoria cogoletese di Colombo, è quanto sia stata sostenuta dall’emigrazione. Tra il 1839 e il 1869 dal comune partono 608 passaporti, quasi tutti verso le Americhe: Montevideo e Buenos Aires al sud, New Orleans, New York e Boston al nord. Per una comunità di poche migliaia di persone è una cifra enorme.
Per gli emigrati, la storia di Colombo era un’àncora identitaria pratica: ti permetteva di presentarti dall’altra parte dell’Atlantico come parte della stessa cosa che ti era arrivata addosso. Non è retorica. Sono quelle stesse persone a finanziare, dalla diaspora, le commemorazioni che vediamo oggi in paese.
Il busto in bronzo di Cristoforo Colombo che si trova in piazza Giusti, davanti al lato ovest del Municipio, è opera dello scultore Domenico Vassallo, inaugurato il 26 agosto 1888. Il finanziamento è il punto interessante: una colonna di marmo a base quadrata che regge il busto, decorazioni a tema marino, e una raccolta fondi promossa congiuntamente da un comitato di Cogoleto e da uno di Buenos Aires, dove la colonia di cogoletesi era ormai numerosa. Vassallo aveva già donato al comune un primo busto in marmo nel 1864; quello bronzeo del 1888 nasce dalla seconda raccolta. Nello stesso periodo (1887) il comune adotta come stemma un castello con colomba e monogramma “XP°”, un riferimento esplicito al navigatore.
Le due cose, la diaspora americana e la memoria di Colombo, si tengono insieme. Senza l’emigrazione probabilmente il restauro del 1952 non si sarebbe fatto; senza la lapide del 1650, gli emigrati non avrebbero avuto a cosa riferirsi.
Come visitare oggi
Se arrivi in treno: stazione di Cogoleto sulla linea Genova–Ventimiglia, dieci minuti a piedi dal centro. Esci, prendi il lungomare verso ponente, gira a destra al primo varco verso il borgo vecchio. Sei nel caruggio.
Via Rati 64 è una delle case che si affaccia sul vicolo. La numerazione attuale può sembrare un po’ incerta: la segnaletica turistica tradizionale rimanda al “28” perché era il numero civico storico prima delle rinumerazioni del Novecento; il numero anagrafico attuale è il 64. Sulla facciata vedrai l’affresco con stemma e ritratto, l’iscrizione del 1650 in italiano (le otto righe del prete Antonio Colombo) e, sotto, il distico latino di Gagliuffi. Sopra la porta, una targa marmorea ricorda la tradizione della nascita: il testo è prudente, non perentorio.
La casa è abitata: non si entra. Vale la pena ricordarlo prima di bussare. Sulla facciata lato mare c’è un’altra lapide, più piccola, che ricorda l’arrivo nel 1847 della nave americana Princeton, in visita esplicita a Cogoleto per vedere il ritratto del navigatore (conservato però in municipio, non in casa).
Da via Rati, cinque minuti a piedi verso il municipio, si arriva in piazza Giusti: il busto bronzeo di Vassallo è lì, sulla colonna quadrata, con vista sulla facciata ovest del comune. Da nessuna delle due parti, casa o busto, c’è un’esperienza museale strutturata. C’è una facciata, una piazza, e un paese che da quasi cinquecento anni ripete la stessa storia.
Cosa farne è una decisione che spetta a chi legge.
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